Dicono di noi
15/05/2007VITA - non profit magazine
Se al telefono risponde il non profitIl settimanale dedicato all'informazione indipendente e aggiornata sul mondo del volontariato, del non profit e del Terzo settore in genere, pubblica un'intervista al presidente di Livecom.
Non ci sono solo i colossi. La scelta vincente di Livecom.
È l'unico operatore di telefonia fissa non profit d'Italia. Almeno fino ad oggi. Perchè molto presto Livecom potrebbe rimanere anche l'unica azienda di settore a tenere alto il tricolore. Eppure, nella sede di Noventa Padovana, gli echi delle battaglie per le telecomunicazioni del Belpaese, dei giochi di Opa e di contro Opa, di scalate e scatole cinesi, si percepiscono quasi come sussurri.
Semmai, se c'è una preoccupazione per i terremoti che scuotono i mercati, è tutta rivolta al futuro della rete telefonica nazionale. Quella a cui già di questi tempi, ancora in mano all'ex monopolista pubblico, non è facilissimo accedere, soprattutto per i piccoli competitor, figurarsi per uno coop sociale di tipo B. E la questione non è di poco conto per Livecom, dal 2001 re-seller per ragione d'affari e impresa sociale per vocazione, che acquista traffico telefonico, anche a banda larga e servizi VOIP, e lo rivenda ai suoi 1.300 clienti. Perlopiù utenza domestiche, sparse in tutta Italia, ma anche ad imprese, come alcune filiali di Banca Popolare Etica, Cais e le Botteghe equosolidali. Un portafoglio di clienti che assicura un fatturato di circa 500mila euro all'anno. Forse solo briciole rispetto ai ricavi miliardari dei colossi del comparto, ma sufficienti a una crescita soft, a pagare gli stipendi del team di sei soci lavoratori e a formare al lavoro ragazzi svantaggiati, con storie difficili alle spalle. Il tutto partendo da un capitale quasi esclusivamente autofinanziato dai fondatori, capeggiati dal presidente Massimo Lazzarini.
VITA: Fuori infuria la guerra delle tlc, uno scontro tra titani di cui non si conoscono gli esiti, ma si intuisce il nome degli sconfitti: il sistema Italia. Presidente, in queste ore che fa un operatore non profit?
MASSIMO LAZZARINI: Andiamo avanti per la nostra strada. Con tranquillità. Augurandoci però che la rete torni in mano pubblica, altrimenti sarà difficile pensare a uno sviluppo delle telecomunicazioni del nostro Paese. Così come di piccole realtà come la nostra. Noi non facciamo miracoli, cerchiamo solo di muoverci controcorrente alle logiche di mercato. E di sopperire ai bisogni delle comunità: inserimento lavorativo di soggetti deboli, tariffe etiche, tutela dei risparmi del consumatore. E anche accordi ad hoc. Ne abbiamo appena siglato uno con il Des (Distretto equo solidale) della Brianza per la fornitura di ADSL ai gruppi d'acquisto.
VITA: L'Italia soffre ancora di digital divide. Un operatore non profit ha le spalle larghe per affrontare certi investimenti?
LAZZARINI: Allo stato delle cose, no. Dobbiamo ancora crescere. Ma ciò non significa inattività. Stiamo elaborando un progetto per portare la banda larga, tramite WI-FI, ad alcuni piccoli comuni del bolognese. L'idea è far partecipare le persone al finanziamento, quindi alla proprietà, delle infrastrutture. Poi ci faremo carico della gestione dei servizi. Piccoli interventi, ma che i grandi non fanno.
www.vita.it
È l'unico operatore di telefonia fissa non profit d'Italia. Almeno fino ad oggi. Perchè molto presto Livecom potrebbe rimanere anche l'unica azienda di settore a tenere alto il tricolore. Eppure, nella sede di Noventa Padovana, gli echi delle battaglie per le telecomunicazioni del Belpaese, dei giochi di Opa e di contro Opa, di scalate e scatole cinesi, si percepiscono quasi come sussurri.
Semmai, se c'è una preoccupazione per i terremoti che scuotono i mercati, è tutta rivolta al futuro della rete telefonica nazionale. Quella a cui già di questi tempi, ancora in mano all'ex monopolista pubblico, non è facilissimo accedere, soprattutto per i piccoli competitor, figurarsi per uno coop sociale di tipo B. E la questione non è di poco conto per Livecom, dal 2001 re-seller per ragione d'affari e impresa sociale per vocazione, che acquista traffico telefonico, anche a banda larga e servizi VOIP, e lo rivenda ai suoi 1.300 clienti. Perlopiù utenza domestiche, sparse in tutta Italia, ma anche ad imprese, come alcune filiali di Banca Popolare Etica, Cais e le Botteghe equosolidali. Un portafoglio di clienti che assicura un fatturato di circa 500mila euro all'anno. Forse solo briciole rispetto ai ricavi miliardari dei colossi del comparto, ma sufficienti a una crescita soft, a pagare gli stipendi del team di sei soci lavoratori e a formare al lavoro ragazzi svantaggiati, con storie difficili alle spalle. Il tutto partendo da un capitale quasi esclusivamente autofinanziato dai fondatori, capeggiati dal presidente Massimo Lazzarini.
VITA: Fuori infuria la guerra delle tlc, uno scontro tra titani di cui non si conoscono gli esiti, ma si intuisce il nome degli sconfitti: il sistema Italia. Presidente, in queste ore che fa un operatore non profit?
MASSIMO LAZZARINI: Andiamo avanti per la nostra strada. Con tranquillità. Augurandoci però che la rete torni in mano pubblica, altrimenti sarà difficile pensare a uno sviluppo delle telecomunicazioni del nostro Paese. Così come di piccole realtà come la nostra. Noi non facciamo miracoli, cerchiamo solo di muoverci controcorrente alle logiche di mercato. E di sopperire ai bisogni delle comunità: inserimento lavorativo di soggetti deboli, tariffe etiche, tutela dei risparmi del consumatore. E anche accordi ad hoc. Ne abbiamo appena siglato uno con il Des (Distretto equo solidale) della Brianza per la fornitura di ADSL ai gruppi d'acquisto.
VITA: L'Italia soffre ancora di digital divide. Un operatore non profit ha le spalle larghe per affrontare certi investimenti?
LAZZARINI: Allo stato delle cose, no. Dobbiamo ancora crescere. Ma ciò non significa inattività. Stiamo elaborando un progetto per portare la banda larga, tramite WI-FI, ad alcuni piccoli comuni del bolognese. L'idea è far partecipare le persone al finanziamento, quindi alla proprietà, delle infrastrutture. Poi ci faremo carico della gestione dei servizi. Piccoli interventi, ma che i grandi non fanno.
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